AI WEEK Milano, due giorni dentro la macchina del futuro
C'è un momento preciso in cui capisci che non sei a una fiera qualunque. È quando cerchi un posto per sederti e non lo trovi, perché ci sono altre 25000 persone

La settima edizione di AI Week si è chiusa lo scorso 19 e 20 maggio alla Fiera Milano Rho.
E’ l'evento europeo più grande dedicato all'intelligenza artificiale: oltre 700 speaker internazionali su 17 palchi, 250 aziende espositrici, partecipanti da 78 paesi. Ho partecipato al primo giorno prima di ripartire per Tallinn, e bastano poche ore dentro quei padiglioni per capire che qualcosa di strutturale sta cambiando nel modo in cui il mondo lavora.
Sul palco principale si sono alternati nomi che vi chiedo di ricordare. Anthropic, il laboratorio americano che sviluppa Claude, uno degli assistenti AI più usati al mondo. ElevenLabs, che ha reso la voce sintetica indistinguibile da quella umana. Lovable, la piattaforma che permette di costruire siti e applicazioni descrivendo a parole quello che si vuole, senza scrivere una riga di codice. Non erano presentazioni commerciali. Erano dimostrazioni pratiche, dal vivo, davanti a una platea di imprenditori e manager che prendevano appunti.
Il calendario includeva interventi su marketing, manifattura, sanità, finanza e pubblica amministrazione, con sessioni pratiche pensate per chi deve integrare strumenti AI nei processi aziendali, non per chi studia il tema in astratto. La differenza è importante. AI Week non è una conferenza accademica. È un posto dove un imprenditore ticinese può tornare a casa con qualcosa da applicare il lunedì mattina.
Tra i pannelli che ho seguito con più attenzione c'era quello del ticinese Alessandro Agostini, CEO di AvantGrade e tra le voci più lucide del marketing digitale europeo. Il suo libro, "Essere la risposta", me lo ha omaggiato di persona e me lo sono divorato nel viaggio in aereo. La tesi è semplice nella forma e scomoda nella sostanza: in un mondo dove le persone chiedono all'AI e l'AI risponde, l'unica metrica che conterà è se il tuo nome, la tua azienda, il tuo brand compare in quella risposta o no. Chi non ci compare, smette di esistere nel momento in cui il cliente sceglie.
La GEO, Generative Engine Optimization.
È quello che era la SEO vent'anni fa quando Google stava diventando il cancello di accesso a ogni cosa. C'erano due tipi di aziende nel 2010: quelle che capirono SEO e Google Ads in tempo, e quelle che scomparvero. Oggi la storia si ripete, solo molto più velocemente. Condivido questa visione al cento per cento. E lo dico da chi lavora nel digitale da trent'anni: la finestra per adattarsi è aperta, ma non lo sarà per sempre.
Il paradosso di AI Week è che più ci si immerge, più ci si rende conto che la tecnologia è la parte più semplice del problema. I modelli ci sono. Gli strumenti ci sono. Quello che manca, in molte aziende, è la decisione di cominciare. Ogni padiglione mostrava soluzioni concrete per settori concreti. Eppure fuori, nella Milano reale, la maggior parte delle PMI tratta l'AI come un argomento da rimandare.
Non c'è molto tempo per rimandare. A Rho l'ho capito guardando le facce di chi era in sala: non erano nerd o sviluppatori. Erano direttori commerciali, titolari di negozi, responsabili HR, professionisti di ogni settore. Persone normali che hanno capito che questa volta la trasformazione non aspetta.
Info e replay: https://www.aiweek.it